l’intelligenza artificiale nelle aziende, per gestire le attività fiscali


Dal Soler24Ore.

L’intelligenza artificiale come risposta all’urgenza di cambiamento che nasce dall’aumento delle attività regolatorie che devono fronteggiare le aziende e dalle sollecitazioni del contesto internazionale. È la strategia che emerge dalla survey EY Tax and Finance Operations 2025 che ha coinvolto 1.600 Cfo e leader fiscali in 30 Paesi, tra cui l’Italia.

Lo scenario che la nuova edizione del report racconta è quello di un’accelerazione da parte delle aziende italiane della trasformazione dei modelli fiscali e finanziari: l’88% delle imprese sta apportando cambiamenti significativi alle proprie operation per effetto delle tensioni geopolitiche, un dato superiore rispetto all’81% globale e in forte crescita rispetto al 63% dell’anno precedente. E più dell’80% considera la compliance una priorità, con il progetto BEPS 2.0 (recepito con il decreto legislativo 209/2023 e che riguarda la tassazione internazionale) che è considerato la principale sfida in corso. Tendenze destinate a rafforzarsi: «Sta emergendo nelle imprese – commenta Marta Pensotti Bruni, partner e lead managed services tax EY Italia – la consapevolezza che i dipartimenti fiscali e finanziari non possono più essere gestiti secondo i modelli tradizionali. La pressione crescente della compliance e l’evoluzione del contesto internazionale rendono necessario un cambiamento strutturale». L’Ai è la risposta a questa esigenza: l’88% delle aziende considera dati, Ai e tecnologia una priorità assoluta per la funzione fiscale e finanziaria. «L’Ai fornisce tanti strumenti per velocizzare e rendere più accurato il nostro lavoro – aggiunge Pensotti Bruni – riducendo in modo significativo l’attività manuale e liberando tempo e risorse per analisi e approfondimento fiscale. Stiamo sempre più digitalizzando i processi di compliance e le modalità di calcolo delle imposte e stiamo costruendo agenti Ai per supportare la gestione delle analisi massive dei dati».

L’adozione delle nuove tecnologie incide soprattutto sulla gestione di dati che devono essere strutturati, sull’automazione dei processi e sugli analytics avanzati. Per questo le aziende si stanno anche affidando a provider specializzati per accedere in co-sourcing a soluzioni Ai mirate. L’idea è che capacità analitiche, automazione e dati strutturati possano garantire accuratezza e governance, ma anche che possano liberare tempo prezioso per attività a maggior valore aggiunto. L’outsourcing si rivela particolarmente efficace quando si intende affidare a terzi le attività più ripetitive e time consuming, permettendo ai professionisti interni di concentrarsi sulle decisioni a maggior valore aggiunto.

Siamo di fronte a un cambio di mentalità e di visione strategica che però richiede che il personale sia accompagnato e formato con un upskilling tecnologico. Il professionista fiscale è già ora chiamato ad affiancare le competenze digitali e tecnologiche a quelle più tradizionali, ma deve anche sviluppare capacità di problem solving e di pensiero critico strategico. Per fronteggiare questa dinamica, il 70% delle imprese sta investendo in programmi di formazione interna e nell’assunzione di nuovi talenti con competenze innovative: dato in aumento rispetto all’anno precedente. Anche se è necessario fronteggiare il calo dei nuovi ingressi e la sempre maggiore difficoltà delle imprese nell’intercettare i giovani talenti. «Sta cambiando anche il modo di lavorare – conclude Pensotti Bruni –: siamo sempre più affiancati da colleghi con background tecnologico e servono persone che sappiano analizzare con pensiero critico l’output prodotto dalla tecnologia e supportare le aziende e il loro business con pensiero strategico».

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