Da Ansa.it e Mondoprofessionisti.
Nelle scorse settimane Roberto Falcone segretario generale di Assoprofessioni nonchè vice presidente Inrl) è intervenuto sull’impianto generale del disegno di legge delega per la riforma degli ordinamenti professionali, spiegando la posizione di Assoprofessioni, la confederazione che rappresenta molte associazioni di professionisti non ordinistici e regolati dalla Legge n. 4/2013 (come tributaristi, consulenti e altri liberi professionisti).
Il nodo centrale dell’intervento di Falcone è stato la pericolosa sovrapposizione terminologica tra “competenza” e “riserva” contenuta nell’art. 2, comma 1, lett. c) del testo proposto. Secondo lui, una definizione poco chiara di queste nozioni rischia di attribuire automanticamente esclusività agli iscritti agli ordini professionali per tutte le attività indicate nei rispettivi ordinamenti, anche quelle che oggi possono essere svolte liberamente da professionisti associativi non ordinistici.
✔️ Competenza → insieme delle attività per cui un professionista ha conoscenze e abilità.
✔️ Riserva → attività che per legge possono essere svolte solo dai professionisti iscritti a un ordine/ albo.
Falcone ha sottolineato che trattare queste due categorie come equivalenti genererebbe un “cortocircuito normativo” con effetti restrittivi sul mercato e sull’accesso all’esercizio professionale.
Falcone ha messo in guardia su alcuni punti critici se la riforma dovesse restare in questi termini:
- Espulsione dal mercato di professionisti non ordinistici: oltre 500.000 lavoratori autonomi disciplinati dalla legge 4/2013 potrebbero essere esclusi dall’esercizio di attività oggi libere, con impatti negativi sull’occupazione e sull’economia nazionale.
- Alterazione dell’equilibrio del sistema duale: il modello italiano distingue tra attività riservate e attività libere; confondere i concetti potrebbe eliminare di fatto questa distinzione, accentuando barriere all’ingresso e riducendo concorrenza e scelta per cittadini e imprese.
- Violazione della normativa UE: una disciplina troppo restrittiva rischierebbe di essere incompatibile con la Direttiva UE 2018/958 sul test di proporzionalità, che limita restrizioni ingiustificate all’accesso all’esercizio professionale.
Proposta di modifica normativa
Per evitare questi esiti, Falcone ha proposto un aggiustamento lessicale ma sostanziale:
Sostituire il termine “attribuito” con “riservato” nel testo normativo, in modo che tutto ciò che non è espressamente riservato dalla legge rimanga libero per i professionisti non ordinistici.
Con questa modifica si preserverebbe il modello duale italiano, garantendo certezza dei confini professionali, concorrenza nel mercato dei servizi e protezione per le attività non riservate.
Conclusione
In sintesi, l’audizione di Falcone ha chiesto chiarezza normativa e tutela del pluralismo professionale, rimarcando la necessità di evitare interpretazioni restrittive che potrebbero danneggiare i professionisti non ordinistici e comprimere la concorrenza, con proposte puntuali per migliorare la formulazione della riforma degli ordinamenti professionali.