bilanci: per il collegio sindacale s’impone un maggior dialogo informativo con i revisori legali


Dal Sole24Ore.

Bilancio 2025, cambia la relazione del collegio sindacale: più attenzione ad assetti, crisi d’impresa e dialogo con il revisore. Pubblicate il 19 marzo sul sito web del Consiglio nazionale del Consiglio nazionale dei commercialisti le versioni aggiornate de «La relazione del collegio sindacale all’assemblea dei soci in occasione dell’approvazione del bilancio al 31 dicembre 2025» e de «La relazione unitaria di controllo societario del collegio sindacale incaricato della revisione legale dei conti»… Quest’ultima si propone come uno strumento di supporto pratico per i sindaci-revisori chiamati ad affrontare le novità connesse al bilancio d’esercizio 2025 e alla redazione della relativa relazione unitaria. L’obiettivo non è fornire una trattazione esaustiva, ma offrire chiavi di lettura e indicazioni operative utili nella fase più delicata del processo: la comunicazione ai soci degli esiti delle attività svolte. Particolare attenzione è dedicata al ruolo della relazione unitaria, intesa come momento di sintesi delle funzioni di vigilanza e di revisione. Pur restando distinte per natura e finalità, tali attività vengono lette in una logica integrata, con l’intento di restituire un’informativa più completa e comprensibile sull’andamento societario. A supporto dell’operatività, sono inclusi modelli esemplificativi che riflettono le situazioni più ricorrenti.

La relazione del collegio sindacale, invece, non è soltanto un passaggio formale che accompagna l’approvazione del bilancio. Dal nuovo schema emerge con chiarezza un cambio di prospettiva: il collegio è chiamato a raccontare in modo più puntuale come ha vigilato sulla società, quali segnali ha colto nel corso dell’esercizio e come si è mosso rispetto ai temi oggi più sensibili della governance societaria: dalla qualità degli assetti al rischio di crisi, fino al coordinamento con il revisore legale. Il modello aggiornato si muove lungo tre direttrici molto nette. La prima è la centralità degli assetti organizzativi, amministrativi e contabili. La seconda è il peso crescente del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza. La terza è il rafforzamento del dialogo informativo con il revisore legale e, più in generale, con gli altri attori del sistema dei controlli. Il primo dato che colpisce è proprio il modo in cui viene descritta l’attività di vigilanza. La relazione non si limita più a formule generiche sull’osservanza della legge e dello statuto, ma insiste molto di più sull’adeguatezza degli assetti e sul loro concreto funzionamento. Non basta, quindi, che la società abbia organigrammi, procedure e flussi informativi formalmente esistenti: il collegio deve vigilare sul fatto che tali assetti siano davvero idonei a sostenere la gestione e a intercettare tempestivamente eventuali criticità. È un passaggio importante, perché conferma quanto ormai l’articolo 2086 c.c. abbia cambiato il modo di leggere i compiti dell’organo di controllo. Non a caso, il modello consente anche di fare espresso riferimento alle misure adottate dagli amministratori per fronteggiare situazioni di criticità emerse nel corso dell’esercizio.

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