concordato preventivo biennale: l’incidenza dei codici ateco nel patto col fisco


Dal Sole24Ore.

Concordato preventivo biennale, codici ATECO e Isa: serve una clausola di salvaguardia per i contribuenti. Il filo rosso che lega la proposta di concordato preventivo biennale (Cpb), a cui il contribuente sceglie di aderire, alle risultanze degli indicatori di affidabilità fiscale (Isa) e, attraverso questi, al codice di attività (uno o più), opzionato dal contribuente stesso sulla base della classificazione ATECO, è una relazione molto delicata, che potrebbe mettere a rischio le scelte operate con conseguenze negative potenzialmente molto significative. Ecco perché potrebbe essere il caso di introdurre nella disciplina del Cpb una sorta di “clausola di salvaguardia”, per tranquillizzare i soggetti che, senza preordinazione dolosa, decidono in buona fede di avvalersi del patto proposto dal Fisco. Sono queste le considerazioni che emergono dopo due tornate di adesioni e alla vigilia della terza, che interesserà il biennio 2026-2027 con la novità del primo rinnovo per i contribuenti che hanno optato già per la prima edizione del Cpb. “targata” 2024-2025.

Come gli addetti ai lavori verificano pressoché quotidianamente, la scelta del codice attività in cui opera l’impresa o il professionista è operazione nient’affatto semplice, con aspetti di soggettività non trascurabili: i codici potenzialmente attivabili nel caso concreto (su circa 1.300 possibili) sono molteplici e la differenza (pur approfondendo le note metodologiche diffuse dall’Istat) è spesso collegata ad aspetti pratici non sempre chiari e frequentemente mutevoli nel tempo. Difficile, poi, che una impresa si dedichi ad una unica attività, potendo la sua azione rientrare in più codici, spesso contraddistinti da Isa differenti, ma non sempre si reputa opportuno moltiplicare la collocazione, senza considerare che il confine tra “attività” e singole operazioni svolte più o meno occasionalmente è spesso molto labile. 

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