responsabilità tributaria del professionista: ora c’è una apposita direttiva dell’agenzia delle entrate


Dal Sole24Ore.

Nessun automatismo tra l’attività di trasmissione delle dichiarazioni e la responsabilità del professionista in concorso con il cliente. Gli atti di contestazione dell’agenzia delle Entrate devono essere adeguatamente motivati e deve essere verificato un contributo causale e consapevole all’illecito. Nel caso, però, in cui le condotte illecite siano reiterate e tali da ipotizzare un vantaggio competitivo indiretto dell’intermediario, allora l’indagine del Fisco potrà allargarsi a tutti i suoi clienti.

La direttiva interna dell’agenzia delle Entrate sulla responsabilità tributaria del professionista in concorso con la società-cliente – finalizzata a guidare gli uffici dopo i ripetuti interventi della Corte di cassazione sul delicato tema, che nelle more ha ispirato anche una proposta di legge correttiva – sceglie un approccio molto “penalistico”, legato al contributo causale e all’elemento psicologico, scartando dai presupposti per la contestazione il vantaggio personale.

Le indicazioni dell’amministrazione rappresentano un punto di rilievo, e forse anche di chiusura, della questione, inaspritasi dopo le ordinanze della Corte di cassazione (5368 e 5369 del 2026) sui presupposti della disciplina da applicare, con esiti che hanno rimesso al centro della responsabilità professionale anche la mera attività di trasmissione di dichiarazione da parte del professionista.

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