Da Confprofessioni.
E’ stata pubblicata ieri la III indagine di Confprofessioni sulla formazione continua dei professionisti, che ha interessato un campione di quasi 1.300 soggetti, tra datori di lavoro e liberi professionisti. Ecco qui di seguito i passaggi più rilevanti.
1. Il digitale supera la formazione tecnica tradizionale.
È probabilmente il dato più significativo: innovazione e digitalizzazione raggiungono il 43,7%, contro il 32,1% dell’aggiornamento tecnico-professionale e normativo. Il risultato va letto anche alla luce della crescente diffusione dell’intelligenza artificiale negli studi professionali.
2. La formazione diventa una leva organizzativa.
Non si chiede più soltanto di aggiornarsi sulle norme o sulle competenze della propria professione. Cresce la domanda di strumenti per gestire meglio lo studio, il tempo, i clienti e i collaboratori. La gestione dello studio/attività è indicata dal 21,7%, mentre la gestione del tempo arriva al 25,3%.
3. Le soft skills assumono un peso crescente.
Comunicazione efficace (21%), leadership (14,6%) e problem solving (13,9%) entrano stabilmente nel fabbisogno formativo. È un segnale interessante perché indica che il professionista viene sempre più considerato anche nella sua dimensione manageriale e organizzativa, non soltanto specialistica.
4. C’è una netta differenza generazionale.
I professionisti più giovani manifestano maggiore interesse per leadership, project management, comunicazione e organizzazione dello studio, mentre i professionisti senior risultano maggiormente orientati verso l’aggiornamento tradizionale.
5. Anche tra le professioni il digitale non pesa allo stesso modo.
L’interesse per la transizione digitale supera il 40% in quasi tutte le categorie considerate dall’indagine. Il valore più elevato viene rilevato tra avvocati e notai (65%), mentre tra medici e personale sanitario si colloca al 35,6%.
La lettura di fondo
Il dato più interessante è dunque il passaggio dalla formazione come adempimento alla formazione come strumento di produttività. Confprofessioni interpreta i risultati come un vero cambio di paradigma: non basta più conoscere nuove norme o aggiornare le competenze tecniche, ma occorre saper governare la trasformazione digitale, l’AI, l’organizzazione dello studio e la relazione con clienti e collaboratori.
Questo orientamento è coerente anche con l’evoluzione dei sistemi di formazione finanziata: il Ministero del Lavoro ricorda che i Fondi interprofessionali finanziano formazione finalizzata alla qualificazione e riqualificazione dei lavoratori in relazione alle strategie aziendali.