Principi contabili: progetto dell’oic per semplificazioni a misura di Pmi e in linea con la nuova direttiva contabile europea


Dal Sole24Ore.

Un progetto per valutare come i principi contabili nazionali possano essere resi maggiormente fruibili dalle imprese di minori dimensioni. L’Organismo italiano di contabilità (Oic) ha avviato un progetto, già annunciato nel 2023, che, in base ai parametri stabiliti dalla nuova direttiva contabile europea, interessa potenzialmente oltre un milione di imprese, molte delle quali micro: l’obiettivo è di raccogliere i principali problemi applicativi con la pubblicazione, nei prossimi mesi, di specifici questionari rivolti ai soggetti interessati. L’Oic ha informato del progetto, discusso nella riunione del cda del 28 maggio, con il comunicato pubblicato ieri sul proprio sito, precisando che è stato costituito uno specifico sotto-comitato.

La direttiva cui è fatto riferimento dovrebbe essere la n. 2775/2023 che ha rivisto i limiti dimensionali per microimprese e imprese o gruppi di piccole, medie e grandi dimensioni, che deve ancora essere recepita dal nostro legislatore dovendosi applicare dal 2024. I nuovi limiti sono rilevanti, in particolare, proprio per gli adempimenti contenuti nel Codice civile per i bilanci delle microimprese previsti nell’articolo 2435-ter e per quelli relativi ai bilanci redatti in forma abbreviata di cui all’articolo 2435-bis.

È auspicabile che le semplificazioni superino le soglie del bilancio abbreviato e si estendano oltre le stesse: non si può affermare che le società che si collocano oltre tali soglie siano “grandi imprese” perché nel nostro Paese si tratta generalmente di realtà a carattere familiare.

Gli esempi sono molti, vediamone due. Il primo riguarda l’impairment test, ovvero le svalutazioni per perdite durevoli di valore delle immobilizzazioni materiali e immateriali. Nel 2016 l’Oic ha previsto l’applicazione dell’approccio semplificato per la determinazione delle perdite durevoli di valore basato sulla capacità di ammortamento soltanto alle società che redigono il bilancio in forma abbreviata e alle micro-imprese. Ne consegue che oggi le imprese che superano i limiti dell’abbreviato devono effettuare l’impairment test utilizzando il modello di riferimento che si basa sull’attualizzazione dei flussi finanziari futuri che, essendo basato su presupposti finanziari, è complicato per le Pmi che non hanno le necessarie competenze matematiche e finanziarie.

Altra disposizione che dovrebbe essere riconsiderata riguarda l’applicazione a crediti e debiti del costo ammortizzato e dell’attualizzazione. È vero che, in molte situazioni le imprese, anche per evitare le complicazioni fiscali che ne derivano, non li applicano dichiarando che l’effetto è irrilevante, questo a volte anche se border line. Si può obiettare che i debiti attualizzati consentono una miglior lettura del bilancio, dimenticandosi tuttavia che nello stato patrimoniale mancano debiti ben più consistenti, ovvero quelli dei leasing, per i quali si auspica da anni una più corretta esposizione in bilancio.

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