Nuova contabilità Accrual: la Corte dei Conti avverte gli enti locali


Da Lentepubblica.it

L’introduzione della contabilità economico-patrimoniale accrual nella Pubblica amministrazione italiana rappresenta una delle riforme più significative previste dal PNRR, ma difficilmente potrà essere realizzata senza un impatto concreto sull’organizzazione degli enti e sulle loro risorse economiche.


A metterlo nero su bianco è la Corte dei conti, che nella memoria depositata durante le audizioni parlamentari sul decreto-legge n. 107/2026 richiama l’attenzione sulle numerose sfide che amministrazioni centrali ed enti territoriali saranno chiamati ad affrontare nei prossimi anni.

L’idea che il passaggio all’accrual possa essere gestito semplicemente attraverso nuovi adempimenti formali viene sostanzialmente smentita dai magistrati contabili. Secondo la Corte, infatti, la riforma richiederà un profondo cambiamento culturale, oltre che investimenti in formazione, sistemi informativi, organizzazione interna e aggiornamento delle basi patrimoniali.

Il nuovo modello nasce nell’ambito della Riforma 1.15 del PNRR, finalizzata a creare un sistema contabile economico-patrimoniale uniforme per tutte le pubbliche amministrazioni, migliorando qualità delle informazioni finanziarie, trasparenza, confrontabilità dei dati e capacità di valutare il reale costo dei servizi pubblici. Tuttavia, proprio perché il cambiamento è così ampio, la Corte invita il legislatore a non sottovalutare il peso operativo della transizione.

Perché il sistema accrual cambia il modo di leggere i conti pubblici

L’obiettivo della riforma è superare una visione esclusivamente finanziaria della contabilità pubblica, introducendo un sistema in grado di rappresentare in maniera più completa il patrimonio degli enti, le passività, i costi sostenuti e i risultati economici delle attività svolte.

In altre parole, il nuovo modello non si limita a registrare incassi e pagamenti, ma consente di rappresentare gli effetti economici delle operazioni nel momento in cui maturano, offrendo un quadro molto più articolato della situazione patrimoniale delle amministrazioni.

Secondo la Corte dei conti, questo approccio può determinare diversi benefici:

  • migliore qualità delle informazioni contabili;
  • maggiore trasparenza verso cittadini e istituzioni;
  • confrontabilità dei dati anche a livello europeo;
  • possibilità di valutare con maggiore precisione costi, patrimonio e sostenibilità delle decisioni pubbliche.

Si tratta di una trasformazione già avviata in molti Paesi, anche se il percorso internazionale procede con ritmi meno rapidi rispetto alle previsioni formulate negli anni scorsi.

La Corte: il vero problema sarà l’organizzazione degli enti

Il punto sul quale la memoria della Corte insiste maggiormente riguarda però gli effetti concreti della riforma sulle amministrazioni.

L’introduzione della contabilità accrual non richiederà soltanto nuovi schemi di bilancio. Gli enti dovranno intervenire su numerosi aspetti della propria organizzazione interna.

Tra gli adempimenti ritenuti indispensabili figurano:

  • la revisione e l’aggiornamento degli inventari patrimoniali;
  • la ricognizione completa dei crediti e dei debiti;
  • l’individuazione di una struttura responsabile del coordinamento della nuova contabilità;
  • l’adeguamento dei sistemi informatici;
  • la formazione del personale coinvolto.

Proprio questi aspetti rappresentano, secondo i magistrati contabili, la parte più delicata dell’intero processo.

La futura “cabina di regia” interna prevista dal decreto non dovrà limitarsi alla semplice creazione di un nuovo ufficio, ma sarà chiamata a ripensare l’intera architettura informativa dell’ente, coordinando flussi contabili, gestione del patrimonio e responsabilità organizzative.

Formazione e software saranno tra le principali voci di spesa

Uno dei passaggi più impegnativi riguarda il rafforzamento delle competenze del personale.

La Corte sottolinea come il programma formativo non possa interessare esclusivamente gli operatori degli uffici finanziari. Sarà invece necessario coinvolgere anche tecnici, responsabili del patrimonio, personale informatico e, più in generale, tutte le strutture amministrative interessate dalla gestione dei dati contabili.

Per garantire uniformità, il legislatore ha previsto che i piani formativi facciano principalmente riferimento ai percorsi predisposti o certificati dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione (SNA), insieme ai corsi già sviluppati dal Ministero dell’Economia.

Accanto alla formazione emerge poi il tema dell’aggiornamento tecnologico.

I sistemi informativi dovranno essere completamente adeguati affinché la nuova contabilità economico-patrimoniale possa convivere con quella finanziaria, evitando duplicazioni delle registrazioni e garantendo l’interoperabilità con le banche dati del MEF.

Si tratta di un intervento tutt’altro che marginale, soprattutto per gli enti che dispongono di software ormai datati o poco integrati.

Non sarà una riforma a costo zero

Uno degli elementi più significativi della memoria riguarda proprio la valutazione economica della riforma.

La Corte osserva che gli obiettivi organizzativi previsti dal decreto potrebbero tradursi in un aggravio sia amministrativo sia finanziario, soprattutto per gli enti territoriali meno strutturati.

Le difficoltà riguarderanno in particolare le amministrazioni con limitate risorse umane, ridotta disponibilità finanziaria o sistemi gestionali poco evoluti.

Per questo motivo viene evidenziata la necessità di monitorare attentamente gli effetti della riforma, evitando che il peso degli adempimenti finisca per compromettere il raggiungimento degli obiettivi previsti dal PNRR.

Anche le analisi europee richiamate nella memoria confermano che il passaggio ai sistemi contabili di tipo accrual comporta costi significativi.

Per l’Italia gli studi commissionati da Eurostat stimano un impatto economico che potrebbe oscillare, a seconda degli scenari considerati, da circa 293 milioni fino a oltre 3,4 miliardi di euro, distribuiti comunque su più esercizi finanziari. Si tratta di valutazioni orientative, ma sufficienti a dimostrare che la transizione richiederà investimenti consistenti.

Una sperimentazione ampia per evitare ritardi

Altro tema affrontato riguarda la fase di sperimentazione.

La Corte ritiene positivo il ricorso a un’introduzione graduale della riforma, ma invita a evitare che il numero delle amministrazioni coinvolte resti troppo limitato.

Una platea eccessivamente ristretta potrebbe infatti generare atteggiamenti attendisti da parte degli enti esclusi, rallentando la diffusione delle competenze necessarie.

Per questo viene suggerito un percorso progressivamente esteso, capace di accompagnare un numero crescente di amministrazioni verso il nuovo sistema contabile.

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