professioni non ordinistiche: tante garanzie e tutele al di fuori delle attività riservate


Dal Sole24Ore.

Nel disegno di legge delega di riforma delle professioni ordinistiche (Ddl 1663) sono stati approvati incommissione Giustizia al Senato due emendamenti che tutelano le professioni associative (regolamentate dalla legge 4/2013). 

Il primo emendamento (2.2) richiama al rispetto del test di proporzionalità (direttiva Ue 2018/958 recepita in Italia con il Dlgs 142/2020) da effettuare prima di introdurre o modificare qualsiasi legge che limita l’accesso a una professione. Per superare il test una norma non deve essere discriminatoria, deve rispondere a validi motivi di interesse pubblico, permettere di raggiungere l’obiettivo prefissato ed essere strettamente necessaria. Questo significa che l’introduzione di nuove esclusive è possibile solo se vengono rispettati questi quattro principi.

L’emendamento 2.9 chiarisce che «tutte le attività che la legge non indica come riservate a una o più professioni siano libere e possano essere svolte da tutti i professionisti». Un principio secondo alcuni sottinteso ma che, se esplicitato, difficilmente potrà essere frainteso o ignorato. 

Soddisfatta la presidente di Confcommercio Professioni Anna Rita Fioroni: «La formulazione originaria del testo rischiava di generare una grave incertezza applicativa, confondendo le attività espressamente riservate per legge alle professioni ordinistiche con quelle genericamente attribuite alla loro competenza specificata; un’ambiguità che – sottolinea Fioroni – avrebbe comportato il rischio concreto di limitare il raggio d’azione di chi esercita una professione il cui ambito di attività non è coperto da riserve di legge.».

Della stessa opinione Roberto Falcone, segretario generale di AssoProfessioni e presidente Lapet, che sottolinea come «equiparare l’attribuzione per competenza alla riserva avrebbe potuto trasformare ogni attività tipica degli ordini professionali in un’esclusiva assoluta, escludendo in tal modo la libertà di esercizio». 

Il presidente Int Riccardo Alemanno sottolinea l’importanza di queste precisazioni e ricorda che un analogo chiarimento è stato introdotto anche nel Ddl 2628 di riforma dell’ordinamento dei commercialisti.

Il presidente di Confassociazioni Angelo Deiana riconosce l’importanza di esplicitare anche principi che dovrebbero essere sottintesi, come il test di proporzionalità. Deiana ricorda, però, che i disegni di legge delega delle professioni stabiliscono i principi, l’operatività sarà invece affidata a decreti attuativi, «sui quali – afferma – sarà importante vigilare». 

Il richiamo al test di proporzionalità, secondo il presidente Colap Nicola Testa, garantisce equilibrio, adeguatezza e rispetto dei principi di libera concorrenza e libertà professionale. Per Testa, inoltre, è apprezzabile ogni intervento correttivo volto ad eliminare il rischio di incertezze interpretative che possano determinare un’automatica equiparazione tra attività tipica e attività riservata.

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