Da AffariEuropei.it
La legge di delegazione europea 2026 delega il Governo ad adottare uno o più decreti legislativi per adeguare la normativa italiana alla direttiva (UE) 2026/470. La direttiva è entrata in vigore il 18 marzo 2026 e gli Stati membri devono recepirla entro il 19 marzo 2027.
Cosa cambia con Omnibus I sulla rendicontazione ESG
La direttiva 2026/470 interviene soprattutto sulla CSRD, riducendo significativamente il numero delle imprese obbligate alla rendicontazione di sostenibilità.
Il nuovo perimetro europeo si concentra, in sostanza, sulle imprese che abbiano:
- oltre 1.000 dipendenti;
- ricavi netti superiori a 450 milioni di euro.
La Commissione chiarisce che queste imprese dovranno continuare a comunicare gli impatti legati alla sostenibilità e le informazioni necessarie a comprendere come i fattori ESG incidano sull’andamento, sui risultati e sulla situazione dell’impresa, anche con riferimento alla catena del valore.
La conseguenza più rilevante per le imprese italiane
L’Omnibus I determina quindi un forte ridimensionamento della platea CSRD rispetto alla disciplina originaria.
In particolare, molte imprese che sarebbero entrate progressivamente nell’obbligo di reporting ESG non saranno più direttamente soggette alla rendicontazione obbligatoria.
È però molto importante non confondere questo con una completa “uscita” delle PMI dal sistema ESG.
La direttiva introduce infatti un principio volontario di rendicontazione per le imprese con meno di 1.000 dipendenti. Questo principio serve anche a impedire il cosiddetto “effetto cascata”: le grandi imprese soggette alla CSRD non potranno pretendere dalle imprese della propria catena del valore quantità sproporzionate di informazioni ESG.
E la legge di delegazione europea italiana cosa dovrà fare?
La delega al Governo dovrà consentire di allineare la normativa italiana alla nuova disciplina europea, intervenendo sul quadro nazionale che aveva dato attuazione alla CSRD.
Il Governo dovrà quindi:
- rideterminare il perimetro delle imprese obbligate alla rendicontazione di sostenibilità;
- adeguare la normativa italiana alle nuove soglie e ai nuovi criteri introdotti da Omnibus I;
- coordinare le disposizioni italiane sulla rendicontazione ESG con le modifiche apportate alla direttiva contabile europea;
- recepire le nuove regole relative alla catena del valore, evitando richieste informative sproporzionate alle imprese non obbligate;
- coordinare la disciplina nazionale con i nuovi ESRS semplificati e con il regime volontario destinato alle imprese escluse dall’obbligo.
La legge di delegazione europea 2026, approvata dal Consiglio dei ministri il 4 agosto, contiene complessivamente deleghe per l’adeguamento dell’ordinamento italiano a 20 direttive e 7 regolamenti europei e comprende, tra gli ambiti interessati, proprio sostenibilità e competitività delle imprese.
Un altro elemento da non sottovalutare: gli ESRS
La semplificazione non riguarda soltanto chi deve rendicontare, ma anche quanto deve essere rendicontato.
La Commissione ha predisposto nel luglio 2026 un atto delegato per modificare gli ESRS, prevedendo:
- riduzione degli elementi informativi;
- maggiore attenzione agli indicatori quantitativi rispetto alle informazioni descrittive;
- distinzione più netta tra informazioni obbligatorie e volontarie;
- indicazioni più chiare sull’applicazione della doppia rilevanza;
- maggiore coerenza con la normativa finanziaria europea;
- maggiore interoperabilità con gli standard internazionali.
Per gli esercizi che iniziano dal 1° gennaio 2027, i nuovi ESRS semplificati saranno il riferimento per le imprese rimaste nell’ambito della rendicontazione obbligatoria.
Il punto politico-economico della delega italiana, quindi, è soprattutto questo: l’Italia dovrà abbandonare il precedente percorso di progressiva estensione della CSRD a una platea molto ampia di imprese e adeguarsi al nuovo modello Omnibus I, nel quale la rendicontazione ESG obbligatoria diventa sostanzialmente una disciplina rivolta alle imprese di maggiori dimensioni, lasciando alle imprese più piccole un modello volontario e proteggendole dalle richieste eccessive provenienti dalla filiera.