Dal Tributaristalapet.it
Nel corso dell’audizione i metà luglio 2026 davanti alle Commissioni riunite Giustizia e Finanze della Camera, nell’ambito dell’esame dello schema di decreto legislativo sull’ordinamento della giurisdizione tributaria (Atto del Governo n. 419), la LAPET (Associazione Nazionale Tributaristi) ha ribadito la richiesta di estendere il patrocinio tributario anche ai tributaristi qualificati e certificati, superando l’attuale limitazione fondata sull’iscrizione nei vecchi ruoli camerali dei periti ed esperti.
In particolare, la posizione sostenuta dalla LAPET – anche nell’ambito di iniziative comuni con Assoprofessioni – è quella di estendere il patrocinio tributario sia ai tributaristi qualificati e certificati sia ai revisori legali, ritenendo che l’attuale esclusione di entrambe le categorie costituisca una riserva professionale non più giustificata.
Le motivazioni addotte sono sostanzialmente le stesse per entrambe le professioni:
- competenze tecnico-tributarie adeguate per assistere il contribuente;
- possibilità già riconosciuta di assistere il contribuente nella fase amministrativa del procedimento tributario (ad esempio durante l’accertamento e l’accertamento con adesione);
- irragionevolezza del divieto di rappresentanza nella successiva fase contenziosa davanti alle Corti di giustizia tributaria;
- aumento dei costi per i contribuenti e frammentazione dell’assistenza professionale, costretti a rivolgersi a un diverso professionista per il giudizio.
In sintesi, la proposta si fonda su questi punti:
- Aggiornare l’articolo 12 del D.Lgs. 546/1992, inserendo tra i soggetti abilitati alla difesa tecnica davanti alle Corti di giustizia tributaria anche i tributaristi qualificati e certificati ai sensi dell’art. 63, comma 2, del DPR 600/1973 e della legge n. 4/2013.
- Eliminare una disparità di trattamento: secondo la LAPET, questi professionisti sono già autorizzati ad assistere i contribuenti nei rapporti con l’Agenzia delle Entrate e possiedono competenze tecniche riconosciute attraverso la certificazione UNI, per cui non avrebbe più senso escluderli dalla difesa in giudizio.
- Superare un requisito ritenuto ormai anacronistico, cioè il riferimento ai professionisti iscritti nei ruoli dei periti ed esperti delle Camere di commercio alla data del 30 settembre 1993, criterio che la LAPET considera non più coerente con l’evoluzione delle professioni.
- Ridurre i costi del contenzioso per imprese e contribuenti, ampliando la platea dei difensori tecnici e aumentando la concorrenza tra professionisti.
- Rafforzare gli strumenti deflattivi del contenzioso, come reclamo e mediazione tributaria, consentendo agli stessi professionisti che seguono il contribuente nella fase amministrativa di assisterlo anche nella successiva fase processuale, garantendo continuità dell’assistenza.
In sostanza, la LAPET sostiene che non si tratterebbe di creare una nuova categoria di difensori tributari, ma di adeguare la normativa all’evoluzione delle professioni, riconoscendo il patrocinio a professionisti che sono già qualificati, certificati e legittimati a rappresentare i contribuenti davanti agli uffici finanziari.