Fra poco più di un mese salta la soglia minima PA per autonomi e professionisti


Da Lentepubblica.it

Tra poco più di un mese, dal prossimo 15 giugno, il controllo preventivo su eventuali pendenze del creditore diventerà un automatismo obbligatorio per ogni singolo mandato di pagamento effettuato dalla Pubblica Amministrazione.


Fino a oggi, infatti, la Pubblica Amministrazione attivava le verifiche fiscali solo per pagamentisuperiori a cinquemila euro, lasciando invece più libere le piccole transazioni e le soglie minori. Dal prossimo 15 giugno, tutto cambia per migliaia di lavoratori autonomi e liberi professionisti, incassare una fattura dalla Pubblica Amministrazione diventerà sempre più difficile.

La parcella cannibalizzata

Se il professionista emetterà una fattura verso una Pubblica Amministrazione infatti, la parcella verrà esaminata direttamente dall’Agenzia della Riscossione senza più possibilità di sconti né tanto meno di franchigia, come invece fino ad oggi. Se dovesse risultare a carico del professionista anche una sola cartella esattoriale notificata ma non pagata, lo PA bloccherà il pagamento in automatica e non verserà un solo euro nelle tasche del professionista finché questo non avrà estinto il debito esistente.

Questa data di fatto segna da una parte la definitiva delle franchigie e dall’altra l’inizio, o meglio il compimento, dell’avvio di un’era di controllo totale che non lascia vie di fuga. Da questa data in poi varrà il principio che il debito verso il Fisco ha ormai la precedenza assoluta sul diritto al compenso del lavoratore.

Il comma 725 della 199/2025

Il cambiamento del quale trattiamo, deriva dalla recente introduzione della norma al comma 725 legge 199/2025. Questa nuova normativa estende le maglie dei controlli fiscali preventivi come stabilito dall’art. 48-bis dpr 602/1973 a qualsiasi importo.

Questo significa che anche una fattura di poche centinaia di euro sarà soggetta a verifica immediata. Questa non sarà inoltre una possibilità né una facoltà, quanto piuttosto un obbligo. Se un tecnico presenterà una parcella minima ad una pubblica amministrazione, l’ufficio amministrativo dovrà obbligatoriamente interrogare i database dell’agente della riscossione per accertare la presenza di morosità pregresse.

A questa novità non si può scampare, infatti non sono previste eccezioni né esclusioni, nemmeno per chi lavora con il patrocinio a spese dello Stato, una categoria che spesso attende anni per la liquidazione e che ora vedrà i propri compensi decurtati alla fonte in caso di inadempienze fiscali anche minime.Il prelievo forzoso diventa lecito
Per scendere ancora più ne dettaglio, il meccanismo rintraccia ogni cartella di pagamento già notificata. Non vi sarà alcuna differenza rispetto alla natura del debito, che si tratti di una imposta sull’iva, oppure di una vecchia tassa automobilistica. La nuova legge apre la strada ad un prelievo immediato e senza preavviso cha mette direttamente le ‘amni in tasca’ al debitore e al lavoratore.
Oltre ad azzerare la soglia minima, dunque, la nuova disciplina cambia radicalmente i tempi e le modalità della riscossione. Se in precedenza, a seguito di controlli e con parcelle superiori ai 5mila euro era prevista una sospensione del pagamento per sessanta giorni.
Il cambio di procedura
Con il nuovo cambio di passo procedurale evidenziato dal ministero della Giustizia, questo intervallo di garanzia viene cancellato per i professionisti. Si azzera l’intervallo di tempo che consentiva al creditore di agire attraverso la procedura di pignoramento. Il nuovo modo di agire normato presenta un sistema di scomputo immediato. Nel caso in cui l’ente pubblico dovesse rilevare un debito pregresso a carico del professionista, sarà obbligato dalla legge a dirottare la somma direttamente nelle casse dell’agente della Riscossione.
Il professionista in questo caso riceverà solamente la quota residua, qualora il valore della parcella dovesse andare a superare l’ammontare del debito accertato. Una esecuzione forzata in piena regola che sovrasta tutte le normali tutele del debitore, rendendo l’incasso del compenso una sorta di prelievo fiscale mascherato.

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