Dal Sole24Ore.
La partenza delle prenotazioni per il nuovo iperammortamento sembra aver rispettato le attese. La piattaforma informatica del Gse (Gestore servizi energetici) è stata attivata il 12 giugno e al momento sono state presentate 2.510 pratiche per un totale di quasi 900 milioni di euro di investimenti prenotati. I dati sono stati forniti da Marco Calabrò, capo del Dipartimento per le politiche per le imprese del ministero delle Imprese e del made in Italy (Mimit), nel corso dell’incontro “Accelerare la crescita” organizzato da Confindustria.
La misura, che supporta con la maxi-deduzione l’acquisto di beni strumentali per la trasformazione digitale e di impianti per l’autoproduzione di energia rinnovabile, è stata sbloccata dopo una lunga attesa ed era per certi versi presumibile una partenza lanciata, anche perché già da diversi mesi imprese e consulenti hanno iniziato a predisporre progetti in vista dell’apertura della piattaforma. Progetti che coprono un arco di tempo ampio, perché la misura si applica retroattivamente a investimenti a partire dal 1° gennaio 2026. Siamo ben lontani dalla partenza flop del precedente versione di Transizione 5.0 (70 milioni di crediti di imposta tra agosto e ottobre del 2024) ma si impone comunque una certa cautela nell’analisi dei numeri. Perché, almeno in questa prima fase, le imprese hanno potuto presentare progetti con documentazione molto più leggera rispetto a quella prevista due anni fa e perché un quadro più stabile si avrà solo dopo 60 giorni, termine entro il quale gli investimenti vanno confermati attestando di aver pagato un acconto pari ad almeno il 20 per cento.
Ad ogni modo, ragionando sul lungo termine, secondo le stime del Mimit l’effetto leva sarà di circa 2,5 volte per ogni euro stanziato, arrivando quindi a 24-25 miliardi di euro di investimenti a fronte dei 9,8 miliardi messi in campo lungo l’intero orizzonte di applicazione in termini di finanza pubblica (2026-2035). Alle spalle c’è invece il bilancio della precedente edizione del piano Transizione 5.0 che, nel 2024-2025, ha generato richieste per 4,25 miliardi di euro di crediti di imposta a fronte di investimenti di poco inferiori a 10 miliardi.
Dall’iperammortamento escluse le nuove società
La richiesta di attestare la disponibilità della struttura produttiva, già alla data di presentazione della comunicazione preventiva, rischia di determinare un effetto escludente per le Newco e per i progetti d’investimento riferiti a nuovi siti produttivi non ancora disponibili, anche quando promossi da imprese già esistenti.
Tra le novità introdotte dal nuovo sistema di prenotazione delle risorse per l’iperammortamento, emerge un aspetto che potrebbe avere conseguenze significative per le imprese di nuova costituzione e per tutte quelle realtà che programmano gli investimenti nella fase di avvio della propria attività o che progettano di aprire una nuova sede.
Il tema riguarda il requisito della disponibilità della struttura produttiva e le dichiarazioni richieste alle imprese in sede di comunicazione preventiva.
Il decreto interministeriale definisce la struttura produttiva come «un sito costituito da una o più unità locali o stabilimenti insistenti sulla medesima particella catastale o su particelle contigue, finalizzato alla produzione di beni o all’erogazione di servizi e dotato di autonomia tecnico-funzionale e organizzativa».
La stessa normativa stabilisce, inoltre, che la comunicazione preventiva deve essere presentata per ciascuna struttura produttiva cui si riferiscono gli investimenti, indicando i relativi dati identificativi. Fin qui si potrebbe pensare a un semplice adempimento informativo. Tuttavia, le istruzioni richiedono un ulteriore passaggio che assume una rilevanza sostanziale.
L’impresa è, infatti, chiamata a dichiarare di avere la disponibilità della struttura produttiva oggetto degli investimenti già alla data di presentazione della comunicazione preventiva. La dichiarazione non riguarda, quindi, una situazione futura o un impegno ad acquisire la disponibilità della struttura entro la realizzazione dell’investimento. Al contrario, richiede che la disponibilità esista già nel momento in cui viene trasmessa la comunicazione necessaria per accedere alle risorse. Ma attenzione: la disponibilità da dichiarare non è inerente al terreno ma al fatto di avere la disponibilità della struttura produttiva, che, come riportato sopra, è identificabile con «un sito costituito da una o più unità locali o stabilimenti insistenti sulla medesima particella catastale o su particelle contigue, finalizzato alla produzione di beni o all’erogazione di servizi e dotato di autonomia tecnico-funzionale e organizzativa».